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26 May 2009 @ 08:46 pm
{RPF} 21:50 PM  
Titolo: 21:50 PM
Autrice: [info]eowie
Beta: [info]vedova_nera
Fandom: The Clash RPF
Personaggi: Joe Strummer, Paul Simonon
Pairing: Un Joe/Paul ma proprio lievemente accennato
Rating: PG
Conteggio Parole: 300
Challenge: Special # 4
Prompt: Distruzione
Avvertenze: Uh, nessuna in particolare.
Disclaimer: I personaggi qui presenti appartengono a loro stessi, non ci guadagno un euro, Joe Strummer è Dio e Paul Simonon è un pezzo di gnocco. Ho finito di attestare l’ovvio. In ogni caso non ho inventato nulla, i fatti narrati sono realmente accaduti.
Note:
~ Dedicata alle mie lovvissime come sempre, in particolare alla lovva Vany, che me l’ha richiesta e che come me ama Paul e Joe (E Mick, e Top- no, Topper no xD). ♥
~ Il titolo è lo stesso della copertina di “London Calling”, e cioè l’ora esatta in cui Paul Simonon distrusse il proprio basso sul palco del Palladium di New York.


Sul palco, Paul dava l’impressione di essere piuttosto incazzato. Il senso di totale frustrazione che l’aveva pervaso per tutta la serata non aveva fatto altro che aumentare nel momento in cui era salito in scena, il basso mollemente appoggiato alla spalla.

Il concerto gli appariva come una sceneggiata del cazzo. Gli sembrava di star facendo finta di suonare, come quegli stronzi che andavano a “Top of The Pops”. Il suono faceva schifo, e gli spettatori gli sembravano lontani un miglio di distanza, immobili nei loro posti senza il permesso di poter stare in piedi, loro che erano sempre stati abituati a suonare a stretto contatto con il pubblico anche a costo di beccarsi una bottigliata in testa o uno sputo in piena faccia.

Joe, alla sua destra, lo fissò per qualche secondo. I suoi capelli biondi rilucevano sotto i riflettori, dandogli quell’aria da divo del cinema, ma Paul muoveva gli occhi da una parte all’altra della platea, insofferente, muovendosi a scatti.

Pochi attimi dopo, il rumore di uno schianto alla sua sinistra lo fece sobbalzare, e si girò giusto in tempo per vedere la sagoma di Paul piegato in avanti, le lunghe gambe disposte ad angolo, illuminato dalla luce bianca di un faretto, che sfasciava il proprio basso contro il pavimento, scintille che esplodevano dappertutto.

Una volta scesi dal palco, Joe lo vide voltare le spalle, il manico dello strumento spezzato a metà che penzolava dalle corde ancora attaccate insieme, e notò che a terra ne era rimasto un grosso pezzo staccatosi dal corpo. Lo raccolse, con tutta l’intenzione di conservarlo.

Paul lo notò. Mosse un paio di passi verso di lui, sporse in avanti la mano, il palmo aperto e rivolto verso l’alto, gli occhi che brillavano di una luce scherzosa.

«Credo che quello appartenga a me», disse ridendo.

 
 
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